“Quando “nuove forze” economiche e sociali infrangono strutture ed equilibri sclerotizzati, nasce l’idea che si può costruire un nuovo equilibrio nel quale nuove visioni politiche sono in grado di aprire opportunità. La “nuova forza” che si è imposta agli occhi di tutti la chiamiamo “globalizzazione: l’era dell’information technology, della “new economy” si è affermata contro la “old economy”: ha sostituito la corsa al possesso materiale dei beni, alla “proprietà”, a dirla con Rifking, con la infinita “possibilità all’accesso” alle vie dell’informazione. Le strutture che questa “forza” ha infranto fanno parte della società degli oligopoli e dei monopoli, delle rigide barriere economiche, della nomenclatura dei vecchi partiti e dei rocamboleschi equilibri finemente ricercati. Fittizi equilibri che hanno finito per sclerotizzare il sistema-paese che oggi appare talmente intrecciato a più fili da creare immobilismo nella presa delle decisioni politiche”. Lo afferma il consigliere regionale Carlo Chiurazzi, candidato alla segreteria regionale del costituendo Partito democratico. “Nel “nuovo“ modello di “società dell’informazione e della conoscenza”, la produttività del nostro paese risiede nella “tecnologia”, nell’”innovazione” , nello sviluppo del sapere, della comunicazione, nella elaborazione dell’informazione. La struttura che regge questa nuova economia sono le “reti” entro le quali viaggia la società, i saperi, i servizi, le competenze, il lavoro, il tempo libero… .Non esiste più lo spazio-chiesa, lo spazio scuola, lo spazio politico… . E’ proprio la mancanza di confini definiti, il muoversi nelle “reti” genera in ognuno di noi, l’aspettativa e la speranza di una crescita globale, di un inarrestabile progresso tecnico, di uno sviluppo incessante di opportunità. Nasce una nuova classe sociale, la “classe globale” (secondo una nota definizione di Dahrendorf), che “non produce”, ma si muove in una o più “rete” creando “comunità” di interessi e trasformando in potere quelli che Moss kanter chiama gli assets intangibili: I Concetti, le Competenze, le Connessioni strumenti di lavoro, di affermazione personale e professionale, di innovazione tecnologica e culturale. Insomma, viviamo una nuova ed innovativa “epoca”: e anche per questo dobbiamo vivere un nuovo e riformato soggetto politico, un partito che sappia interpretare il grado di Innovazione che pervade la nostra esistenza personale e sociale. Così come diciamo – continua Chiurazzi - che la spinta “riformista” deve portare a liberare i mercati dalle spire monopolistiche ed oligopolistiche, da privilegi per pochi aprendo processi di sensibilizzazione e coinvolgimento attivo e diretto della popolazione; così un partito democratico deve avere come obiettivo fondamentale la ricchezza del nostro corpo sociale, le nuove professioni, i nuovi interessi. La vera sfida della “nuova stagione democratica” attraverso il PD è quella di caratterizzarsi come esperienza realmente riformista, innovativa, in grado di infrangere appunto vecchie strutture sclerotizzate così come abbattere vecchi schemi di costruzione della classe dirigente politica. Sono convinto che le grandi riforme del nostro Paese devono passare attraverso un reale processo di innovazione che è innanzitutto CULTURALE, è cioè pertiene alla capacità di intrecciare un dialogo responsabile tra uomini e donne, tra istituzioni, realtà economiche e società civile che insieme lavorano per l’espansione delle libertà e per la garanzia al loro accesso. Per questo democrazia è “liberare” energie, talenti, risorse e questo è possibile se un progetto politico sano lo interpreta e lo realizza. Un cammino necessario per il nuovo PD che si trova di fronte alla lunga e perdurante “stagnazione sociale” del nostro Paese e soprattutto del Sud, ascrivibile, come ci dicono i diversi documenti programmatici europei e nazionali, a livelli mediamente inadeguati delle competenze delle risorse umane; a scarsa innovazione imprenditoriale nei processi e nei prodotti; ad un mercato di capitali inefficiente. Dov’è allora la classe “globale” dirigente politica capace di usare gli strumenti dell’Information Technology e gli Assest necessari ad innovare e liberare risorse, energie, talenti? La strategia di Lisbona invita i paesi dell’UE ad estendere gli strumenti della società della conoscenza tra i cittadini, ne suggerisce percorsi e modalità. Dobbiamo lavorare perché nella nostra Regione risorse e talenti entrino in spazi scientificamente strutturati non solo per vivere esperienze sporadiche e poco formative , ma per entrare a far parte di quei processi strategici che permettono di costruire opportunità reali di crescita e di occupazione. Ma se i nostri spazi accademici e scientifici non vengono innovati e resi più competitivi, ogni esperienza umana, formativa, lavorativa rischia di non prendere innovazione, né lasciarne. E questa, si capisce bene, è la vera ricetta per soffocare il sistema produttivo. Non possiamo ancora accettare che i nostri territori siano sedi periferiche di “strategie “ che il livello centrale e regionale prende senza interpellare risorse e conoscenze valide. Invece assistiamo a sedi universitarie decentrate che svolgono unicamente una funzione didattica e non di ricerca nelle quali mai potrà nascere né mai svilupparsi un filone scientifico e di innovazione. Permettiamo ancora che sedi di ricerca importanti sul territorio siano solo delle propaggini gestionali di sedi centrali anziché svolgere un ruolo propulsivo dal territorio e per il territorio. Ancora assistiamo a “politiche pubbliche” imposte e non concertate; e a programmi e piani scritti a tavolino da tecnici a prescindere dalle voci delle autonomie locali (appunto “autonomie”). E ancora chi decide e mette in campo le priorità e le strategie di innovazione nell’erogazione dei servizi ai cittadini? La “rete” ci insegna il confronto democratico,la spinta all’innovazione e allo sviluppo. Il PD non può restare indietro”.